Conosciamoci
Sono Francesca Pignatelli, fotografa da oltre vent’anni.
Milanese da sempre, oggi vivo a Busto Arsizio, dove ho creato la mia casa-studio: uno spazio intimo, accogliente e vivo. Qui prima ci si incontra, ci si ascolta, si entra in relazione. Perché una fotografia autentica nasce sempre prima dello scatto.
La fotografia è sempre stata il mio modo di avvicinarmi alle persone.
Non mi interessa costruire personaggi, inseguire pose perfette o creare immagini che sembrano appartenere a qualcun altro. Mi interessa l’essere umano quando smette di difendersi, quando torna presente, quando lascia uscire qualcosa di vero.
Da questa ricerca nasce FotoUmana.
In realtà, forse, FotoUmana esisteva già prima di avere un nome. Era già nel mio modo di guardare, di ascoltare, di fotografare. Poi, a un certo punto, ho capito che non era solo uno stile: era un percorso.
FotoUmana è il mio modo di usare la fotografia per rimettere le persone in contatto con la potenza della propria immagine.
Per me non esistono persone non fotogeniche.
Esistono persone fotografate senza relazione, senza ascolto, senza il tempo giusto. Quando una persona viene messa nella condizione di sentirsi al sicuro, di respirare, di non dover dimostrare niente, succede qualcosa: l’immagine cambia. E cambia perché cambia il modo in cui quella persona si lascia vedere.
Nel mio studio creo uno spazio in cui potersi riconoscere, piacere, emozionare, anche sorprendere. Le fragilità non vengono nascoste: diventano parte della forza. Le emozioni non sono un problema da controllare: sono materia viva. La bellezza, quella vera, non arriva quando ci si irrigidisce per “venire bene”, ma quando si smette di combattere contro la propria immagine.
Fotografare, per me, è un atto gentile e potente.
Gentile perché non forza.
Potente perché può cambiare il modo in cui una persona si guarda.
Da FotoUmana nasce poi UMANA, una ricerca più ampia che raccoglie altri progetti e porta la fotografia oltre l’estetica: dentro la relazione, la presenza, l’identità, il corpo, il racconto.
Il mio lavoro è questo: creare immagini in cui una persona non si senta corretta, sistemata o trasformata, ma finalmente vista.
Pienamente. Autenticamente. Orgogliosamente sé stessa.


